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venerdì 22 luglio 2011

E dimmi che non vuoi morire.

Nell'orto dei miei c'è un pergolo di uva Bacò.
Lo ha messo in piedi mio padre, ci ha sistemato sotto un ciocco di legno a mo' di tavolino, un po' di vecchie sedie. È un bel posto dove riposarsi un po'.
Anche perché dai tralci scendono bellissimi grappoli violetti, con questi acini rotondi che quasi fanno fastidio nella loro ottusa regolarità-

e a me piace star seduto là sotto, ascoltare i grilli, allungare una mano e cogliere quegli acini acidi e dolci.
Peccato che mi sento proprio che sto morendo- altrimenti sarebbe davvero divertente.

martedì 29 marzo 2011

You make me feel brand new

Quando pensavo di avere qualcosa da fare nella vita, era solo una stupidaggine.

Adesso che sono sicuro di non aver più nulla da fare, è tutto così serio: così triste.

Bulimia, bulimia, portami via- ma ci metterai più anni di quelli che mi restano da vivere, inutile disgraziata. Così, non ci sono pensieri nuovi né vecchi, non c’è gente non c’è aria non c’è cibo non c’è sesso.

Per averti qui e sentirti tra le mani, mi inventerei di essere ancora vivo. E in questo buio, sfiorando le mie ossa così fragili e così belle, mi sento perso nell’estasi.

venerdì 17 dicembre 2010

I vetri son chiusi, volendo si può

E se non fusse el mal, me metarìa fora al giazo, sararìa i oci e s-ciào.
Só cussì stufo che non gò gnanca pì vojia de vardare i òmeni, cuerti o descuerti, beli o bruti. Sto qua, scolto dò o tre semàde e speto che me vegna sòno.
Só stufo.
Gò remetúo tuto en tel cesso, e desso bevo bira e vin, e spero che un'anima bóna vegna a portarme via, a darme un baso e dirme che tuto va ben, che xe ancora tuto a posto, tuto giustà.
Ma mi sò che no xe vero: le case xe drío 'ndare a tochi, mi sò un omo finío...
ghe mancava solo che la nève.
Come quela volta che caminava con l'ombrela rente casa tua, che te sercava ma ti non te ghe gieri; e l'amore che te voleva me tegnèva al caldo.
Bei tempi, queli.

venerdì 10 dicembre 2010

Sulla brezza dell'alba, ti farà brillar come il sole

E dove siete tutti?
Dormite, ora che sono debole, ora che il barattolo dello zucchero è così svitato...
Non so chi vorrei essere, ma di certo non volevo essere questo relitto umano, intrappolato tra il più bolso cattolicesimo e un inutile soffio di libertà.
Salve regina, madre di tutte le troie: mi vuoi dare il bacio delle pompinare e lasciarmi andare in pace?
Sono stanco di mangiare arance e mandarini.

mercoledì 24 novembre 2010

Sarà verso il mattino

Non capisco perché mi venga ogni tanto questa strana idea di svegliarmi prima di mezzogiorno... è un orario penoso, dalle dieci a mezzogiorno il mondo sembra appena uscito da un libro di Pollyanna e tutto questo sole, questa luce, queste nuvole e quest'aria che pare sorridere!
Mi stava uccidendo. Per fortuna, è arrivata Antonella:
traghéttami, o bionda cicciosa, sulle tue pignatte trasudanti grassi e zuccheri verso il placido e ombroso pomeriggio, promessa di una notte inquieta maledetta ma viva.

venerdì 19 novembre 2010

Anche il mio cane si fa forza

Il segreto per sopravvivere su Facebook? Non avere amici.
Oppure- avere amici ma che siano famosi: così non avranno tempo di rispondervi e voi potrete godere del piacere di farvi la vita degli altri senza che loro vogliano farsi la vostra.
E io che sogno di fuggire via... e andare: lontano?
Vorrei piuttosto vomitare, e vomitare ancora. Più lontano di così:
nell'attesa che questa corrente neurochimica si spenga per sempre.

E tutta la mia storia, e i miei poveri amori e i miei pochi amici.

venerdì 12 novembre 2010

E allora io quasi quasi prendo il treno

Quel che scende deve risalire.
Magari no, ma ci vuole così poco...
un po' brucia, ma non è un gran male.
Galaxy galaxy portami via. Portami via.
Portami via! Per pietà, non mi lasciare-
qui. solo. un. attimo. di. più.

giovedì 4 novembre 2010

A house is not a home

A che serve mai una casa?

A metterci dentro tutta la merda che ci soffoca, le porcherie che ci fanno annegare e "quei brutti pensieri che non dovremmo fare mai".
Quattro pareti di vigliaccheria e debolezza, un enorme cesso dove non si può tirare lo sciacquone.

Voglio vivere senza mattoni, senza calcestruzzo sulla testa:
eccone un'altra per il mio elenco di velleità proletario-borghesi.